domenica 28 ottobre 2012

Speechless Magazine (2)

Ecco il secondo numero di Speechless.
Tanti articoli e interviste interessanti vi aspettano.
Potete scaricare o leggere online la rivista qui: Speehcless n°2

Buona lettura!

Enjoy!

martedì 25 settembre 2012

Scrivere per viaggiare e viceversa

n.b. di nuovo un post in stereo sui due blog, pare che la mia doppia personalità non sia poi così doppia

Tra i diversi motivi della mia blog-latitanza c’è il lavoro per questo concorso http://www.goaroundtheworld.it/
Sembra fatto apposta per me, ma in realtà ho perso in partenza. La prima selezione dei racconti avverrà tramite i “mi piace” di facebook che è una boiata perché significa mandare avanti non il migliore, ma quello con più amici. Ora, capisco che sia un’operazione di marketing e ovviamente si punta su chi porta il maggior numero di contatti ai siti delle agenzie di viaggio coinvolte, ma visto che ho pochi (ma ottimi!) amici le mie speranze si riducono al livello “ci credi solo tu, patetico”. Insomma, come in tanti altri ambiti si punta alla quantità più che alla qualità… ehm, dando per scontato che la mia qualità sia superiore…
Every rose has it's thorn
Just like every night has it's dawn
Just like every cowboy sings his sad, sad song
(Poison- fa sempre ridere)
Ovviamente, però, partecipo lo stesso perché si sa che ogni lasciata è persa e magari parteciperà qualcuno ancor meno popolare di me. Inoltre spero che con questo articolo si commuovano i nostri lettori segreti della CIA (anche chiamare un blog "Le Terroriste" è marketing) che, siccome hanno le mani in pasta ovunque, magari mi danno un aiutino.
Vi avviso quando si comincerà a votare. Help! I’m disable!

giovedì 20 settembre 2012

Il fattore Winchester

Avvertenze: articolo molto lungo, pieno di voli pindarici e, ovviamente, spoiler!

In questo ultimo anno diversi avvenimenti catastrofici e terribili hanno sconvolto il pianeta. Niente che non sia già successo anche l'anno scorso, ma dal momento che siamo nel glorioso anno 2012 dei Maya, il pensiero che questa dannata popolazione estinta non avesse tutti i torti ha sfiorato la mia mente.
Abbiamo avuto tempeste allucinanti e sciami di terremoti che aiutano certamente a mettere in prospettiva la propria esistenza e a trovare presagi apocalittici anche nel fondo di bottiglia dell'estathè.
Per quanto mi riguarda, temo che il mio analizzare presagi apocalittici sia dovuto più che altro all'overdose di Supernatural sperimentata quest'estate.
Ho sempre apprezzato questa serie, e la seguo da anni in contemporanea con gli USA. Purtroppo, questo inverno non ho avuto modo di vedere la settima stagione.
Ho deciso quindi di dare una bella rispolverata al mio archivio, e ho ricominciato a guardare la serie dalla prima puntata della prima stagione.
Lo so, sembra che non abbia niente di meglio da fare - il che è in parte vero - ma in realtà, quest'estate, tutte le serie degne di nota erano terminata: ho quindi potuto dedicarmi a Supernatural.

La storia ruota intorno ai fratelli Winchester, Dean e Sam, rimasti orfani di madre in tenera età per mano di un demone (Demone dagli Occhi Gialli).
Il padre, John, cercherà vendetta e scorrazzerà per gli States ammazzando ogni creatura paranormale gli capiti a tiro, portandosi dietro i figli e crescendoli come cacciatori.
Il primo episodio si apre con Dean che si reca all'università di Stanford per chiedere aiuto al fratello - separatosi dalla famiglia qualche anno prima.
John, è andato a caccia da diverso tempo e non è più tornato.
Sebbene Sam sia reticente ad abbandonare università e fidanzata - seppur se per solo qualche giorno - alla fine accetta d seguire Dean alla ricerca del padre.
La traccia che seguiranno non porterà a nulla, e dopo aver fatto fuori il fantasma di turno, Dean riaccompagna il fratellino a Stanford.
Neanche dopo due secondi dal proprio ritorno, Sam assiste all'omicidio della fidanzata Jessica, uccisa nel medesimo modo della madre.
Deciso a vendicarsi a sua volta, il giovane si deciderà a seguire il fratello e dare la caccia ai demoni.
Fortunatamente i produttori e gli sceneggiatori di Supernatural sono stati abbastanza lungimiranti da sapere di non poter trascinare la storia della vendetta per troppe stagioni: già alla fine della prima si scopre come far fuori il bastardo dagli Occhi Gialli, ed entro la seconda sistemeranno la faccenda.
Aprono inoltre la strada per la migliore delle sette stagioni fin'ora realizzate, a mio parere: la terza.
Si passa l'intera stagione a sperare che i due protagonisti trovino una soluzione al problema di Dean (il fenomeno ha venduto l'anima a un demone dell'incrocio per riportare in vita Sam) prima che il conto alla rovescia scada e Dean finisca all'Inferno.
Abituati come siamo a serie, libri e fumetti in cui l'eroe di turno trovano una soluzione - anche la più demente - all'ultimo minuto, proprio non si crede ai propri occhi quando ritroviamo, nell'ultima puntata, Dean morto condannato alle torture dell'Inferno.
Se si fossero fermati qui, pochi avrebbero avuto dei rimpianti: un finale triste, è indubbio, ma per una volta qualcosa di innovativo e toccante. Insomma, bello.
Certo, non avremmo conosciuto Castiel, ed è il motivo per cui non mi sento di scartare la quarta e la quinta stagione. Anche se si cala a livello qualitativo.
Il nostro adorabile angelo di quartiere riesce tuttavia a mantenere vivo l'interesse, sollevandoci dal triste peso delle macerie del rapporto tra Sam e Dean - quest'ultimo tornato in vita grazie a Castiel - che non si possono più sopportare  causa del demone Ruby.
Per l'intera quarta stagione bisogn sopportare Sam che piagnucola e si lamenta col fratello perché non si fida di Ruby.
E vorrei ben vedere!
Solo a noi (e a Dean) sembra un'idiozia abissale fidarsi di un demone mentre l'Apocalisse si avvicina?
A quanto pare sì.
Quindi, invece di ascoltare il fratello, Sammy pensa bene di farsi circuire dalla bella demonessa e di rompere l'ultimo sigillo della gabbia di Lucifero, liberandolo e dando inizio all'Apocalisse.
La quinta stagione si apre su un mondo in bilico tra la salvezza e la distruzione, angeli e demoni che si prendono a legnate per la strada e i fratelli Winchester che litigano... e qui la caduta di stile: dopo solo pochi episodi, è tutto dimenticato.
Oddio! Meglio per noi, almeno non sentiamo Sam scusarsi e lagnarsi ancora, ancora e ancora...
E meglio per la trama che può rientrare in carreggiata e tornare interessante. Nuovi antagonisti (oltre a Lucifero) e  vecchie, gradite, conoscenze tornano a trovarci (lo ammetto, ho una certa passione per Trickster).
Non fosse per il biblico paradosso per cui Dean è il tramite dell'Arcangelo Michele e Sam quello di Lucifero, destinati a combattere darei un buon voto a questa stagione.
In Grazia del Cielo anche questa apocalittica scaramuccia tra fratelli trova velocemente conclusione, protraendosi non più del necessario.
Probabile che sia questa la forza di Supernatural: per quanto le idee possano essere semplici, o discutibili cliché, non ti portano mai al punto di esasperazione.
Si concludono, lasciando spazio a nuove avventure.
Come nella sesta, in cui si scopre un nuovo scenario biblico. Dopo l'Inferno e il Paradiso, volevate lasciare indietro il Purgatorio?!
Sia mai, poi Dante si rivolta nella tomba!
Eccoci dunque con i nostri eroi a fare i conti con Eva, madre di tutti i mostri che lascia le dolci lande del Purgatorio per scoprire chi è il responsabile del massacro della sua prole (gli Alfa dei mostri). Si scoprirà essere opera di Crowley e Castiel - accoppiata vincente! - ma di mezzo ci andranno ovvimente Sam e Dean. La stagione si concluderà con l'apertura del Purgatorio e con la fuga dei peggio mostri di sempre: i Leviatani.
Saranno loro a farla da padroni nella settima stagione. Non mi addentrerò troppo nei dettagli, ma ho trovato alcuni degli episodi abbastanza inutili, mentre atri molto interessanti, in un'altalena un po' fastidiosa.
Tra poco uscirà la prossima stagione, speriamo bene!

Ad ogni modo, oltre a essere un buon telefilm, non dimentichiamo che ha aspetti anche didattici.
Poche puntate e avrete imparato l'ABC della caccia ai demoni - ed è anche abbastanza economica.
Un po' di sale, acqua santa, accendino e fiammiferi, qualche crocefisso e un coltello d'argento rubato dal servizio buono della nonna e il vostro arsenale è bello che fatto.
Certo, avere qualche fucile o pistola non sarebbe male. Peccato che siamo in Italia e non negli Usa, dove puoi comprare un P90 sottocasa. A meno che non abbiate un padre cacciatore, è difficile avere potenza di fuoco. Ma tranquilli, la prima parte della lista basta e avanza. Aggiungete una pala da giardino e una sbarra di ferro e siete pronti a fronteggiare qualsiasi Apocalisse - Maya, cristiana o zombie che sia.

Buona Apocalisse a tutti!
Enjoy!

giovedì 26 luglio 2012

Altre arti, ma sempre scrittori


Io amo la musica. Certe canzoni mi aiutano a scrivere, a volte per l’atmosfera, altre per quello che mi ispirano certe frasi. Ci son testi che raccontano intere storie, altri che evocano sensazioni, altri che sono pura poesia.
C’è un pezzo dei Savatage, nell’album Streets-A rock opera del 1991, che secondo me ha un testo tra i più belli mai scritti. Si tratta di Believe.
Streets è un concept album, in pratica un romanzo musicale, che narra la storia di una rockstar chiamata D.T.  Jesus dall’ascesa verso il successo al declino causato dalle droghe. L'album trae spunto da un vecchio testo scritto da Paul O'Neill che fu ritrovato da Criss Oliva, fondatore dei Savatage insieme al fratello Jon, a casa del produttore. Ogni canzone è un capitolo del romanzo e Believe ne è il gran finale sia musicalmente che narrativamente. Va detto che molti testi dei Savatage sono splendidi, ma a questo sono particolarmente affezionata, forse perché Streets è il primo loro album che ho ascoltato, forse perché è stato l’ultimo con Criss Oliva, morto nel 1993 quando la sua auto è stata travolta da un camionista ubriaco che stava sorpassando un altro tir. Come si dice, però, questa è un’altra storia.
Ascoltare l’intera opera è bello come leggere un buon libro e quando Believe finisce ti rimane addosso la stessa sensazione che lascia l’ultima pagina di una lettura appassionante. Quel misto di soddisfazione e nostalgia. Quando arrivo alla fine di un libro che sto leggendo o anche scrivendo, lo chiudo con la sensazione di tornare a casa dopo un viaggio che mi ha portata molto lontano: felice di averlo vissuto, ma triste perché è finito.
Believe descrive il momento in cui D.T. Jesus tira le somme della sua vita complicata, ma pur non raggiungendo i suoi eccessi, tutti abbiamo una vita più o meno complicata e ci sono momenti in cui riflettiamo sul passato, sui ricordi belli e quelli bui, sugli errori commessi, sulle occasioni perse e le scelte sbagliate. Quindi molti possono ritrovare i propri pensieri in queste parole. Il messaggio di Believe è, in fin dei conti, positivo ed è facile coglierlo per una sognatrice come me. Godetevelo scritto e, se potete, anche cantato.

So after all these one night stands
You've ended up with heart in hand
A child alone
On your own
Retreating
Regretful for the things you're not
And all dreams you haven't got
Without a home
A heart of stone
Lies bleeding
And for all the roads you followed
And for all you did not find
And for all the things you had to leave behind
I am the way I am the light
I am the dark inside the night
I hear your hopes I feel your dreams
And in the dark I hear your screams
Don't turn away
Just take my hand
And when you make your final stand
I'll be right there
I'll never leave
All I ask of you
Believe
Your childhood eyes were so intense
While bartering your innocence
For bits of string
Grown-up wings
You needed
But when you had to add them up
You found that they were not enough
To get you in
Pay for sins repeated
And for all the years you borrowed
And for all the tears you cried
And for all the fears you had to keep inside
I am the way  I am the light
I am the dark inside the night
I hear your hopes I feel your dreams
And in the dark I hear your screams
Don't turn away
Just take my hand
And when you make your final stand
I'll be right there
I'll never leave
And all I ask of you is
Believe
I never wanted to know
Never wanted to see
I wasted my time
Till time wasted me
Never wanted to go
Always wanted to stay
'Cause the person I am
Are the parts that I play
So I plot and I plan
Hope and I scheme
To the lure of a night
Filled with unfinished dreams
And I'm holding on tight
To a world gone astray
As they charge me for years
I can't pay
I am the way I am the light
I am the dark inside the night
I hear your hopes I feel your dreams
And in the dark I hear your screams
Don't turn away
Just take my hand
And when you make your final stand
I'll be right there
I'll never leave
And all I ask of you is
Believe

 

sabato 7 luglio 2012

Speechless Magazine (1)

Ieri è finalmente uscito il nuovo numero di questa interessantissima webzine di cui vi avevo già parlato ad aprile in questo post.
Potete scaricare o leggere online la rivista sul sito Speechless Magazine.
Purtroppo non ho ancora avuto modo di leggere un singolo articolo, ma la copertina mi ha ancora una volta affascinato. Spero di recuperare nel weekend.

Buona lettura!

Enjoy!

sabato 30 giugno 2012

Booktrailer & Co.

E' da un po' di tempo che non scrivo, e non ricomincerò questa sera. 
Mi dispiace.
Ho diversi articoli in mente, alcune bozze, ma poco tempo da dedicarvi per via di un progetto che mi sta prendendo ogni minuto libero.
Ma anche di questo vi parlerò più avanti in un post.
Stasera sono qui per condividere con voi alcuni video sui libri che ho trovato per la rete (o che mi hanno fatto scoprire).
Sono corti davvero meravigliosi perché trasudano da ogni fotogramma l'amore per i libri, la letteratura e la fantasia. 
Vi invito a gustarveli e a farli girare il più possibile.

The fantastic flying books of Mr. Morris Lessmore



The joy of books



Much better now
(scoperto da Simi)



Enjoy!



martedì 12 giugno 2012

Come scrivo un racconto


Post in stereo sui due blog: come preparo un viaggio e come scrivo un racconto.

Mi viene un’idea.
La scrivo.
La rileggo.
La scrivo meglio.
Fatto.

Poi muore Ray Bradbury e ripenso a tutte le cose belle che ha meravigliosamente scritto lui, scuoto la testa depressa ripetendomi “Non sono degna, non sono degna…”

Le idee, per le persone che hanno il dono della fantasia, arrivano da tutte le parti, come le zanzare in una palude. Arrivano in auto mentre ascolto una canzone e rischio di tamponare un tir mentre smanaccio nella borsa alla ricerca del blocchetto per gli appunti. Sì, perché le idee vanno catturate al momento, altrimenti devo continuare a ripeterle nella mente finché non trovo carta e penna per bloccarle. Così succede che arrivo in ufficio e al primo “Buongiorno” rispondo “L’uomo correva nella pioggia senza ombrello.”. Non sono pazza, sto ripetendo l’idea per non dimenticarla.
Le idee sono come i sogni del mattino: se non li scrivo subito si dissolvono, per quanto mi sforzi di trattenerli non riesco a difenderli dalla luce del giorno e i particolari mi scivolano via dalla testa, mi restano addosso solo alcune sensazioni. Per questo tengo un blocchetto per appunti anche sul comodino.
Le scene di un racconto mi appaiono nel cervello come trailer di un film mentre guardo una foto oppure mentre mangio qualcosa il cui sapore mi rimanda a un luogo o a un momento.
All’inizio, quindi, c’è il trailer improvviso. Una volta intrappolato sulla carta ci ragiono e lo arricchisco immaginando i personaggi giusti per quella scena e i dialoghi. A quel punto sorgono i “perché” e, rispondendomi, la trama prende forma. Perché i personaggi si trovano lì, perché soli o con qualcuno, perché in quel momento, perché in quel luogo e così via. Spesso il trailer è una scena centrale del racconto, ma può apparirmi l’inizio oppure la fine.
Se mi viene l’idea per l’inizio, mi capita di arenarmi perché non so procedere bene in modo lineare. In quei casi lascio gli appunti a fermentare finché non ho un’illuminazione sulla scena successiva. Non è facile partire dall’inizio perché non so ancora bene dove andrò a parare. In questo caso la stesura diventa lunga.
Quando l’idea è una scena finale è tutto più semplice perché mi basta capire come si arriva lì, ma conosco già la meta e posso disseminare indizi fin dall’inizio. La stesura di un racconto nato in questo modo è fluida e veloce.
Da un’idea centrale, infine, ci si può muovere in molte direzioni, ma si imboccano anche vicoli ciechi e se mi capita dopo cinquanta pagine è difficile tornare indietro e modificare personaggi o luoghi che ormai ho dato per assodati. Il vantaggio, però, è che da una sola scena si possono diramare diverse storie che diventano più racconti.
Sullo scrivere in sé non posso dire nulla, ognuno ha il proprio stile e non ci sono regole che valgano per tutti. A me piacciono le parole semplici, non perdo tempo a cercare il termine più raffinato per ogni cosa, spesso la prima parola che mi viene in mente è già quella più adatta. Certo, bisogna conoscere tante parole perché ci vengano in mente al momento giusto ed è per questo che leggiamo tanto! Con un vocabolario povero finiremmo per scrivere “il tizio con il coso prese la cosa e la tirò all’altro tizio con l’altro coso che diceva quella cosa”.
Sono la regina degli errori di battitura che considero quindi perdonabili, ma la grammatica è fondamentale. Ok i termini colloquiali, ok lo slang, ok italianizzare termini stranieri a fini descrittivi, ma sono sicura che “gli avevo dato a lei” non sia una licenza poetica!! Abbiamo fatto tutti le elementari quindi non ci sono scuse.
Le idee sono ovunque per gli scrittori, per i musicisti, per i disegnatori e i ballerini. Fate quello che vi piace.

Le cose che voi cercate, Montag, sono su questa terra, ma il solo modo per cui l'uomo medio potrà vederne il 99% sarà un libro.
Ray Bradbury da "Fahrenheit 451"

mercoledì 9 maggio 2012

Addio a Maurice Sendak

Ieri, all'età di 83 anni, ci ha lasciato Maurice Sendak, autore di fiabe e illustrazioni per bambini.
Conosciuto in particolare per la sua opera "Il paese dei mostri selvaggi" (da cui è stato tratto anche un film), Sendak ha in realtà scritto quasi una cinquantina di storie, anche se in Italia era relativamente conosciuto.

Oggi non mi dilungherò raccontandovi vita e miracoli di quest'uomo, mi limito a darvi la notizia della sua scomparsa, dovuta a delle complicazioni inerenti a un attacco cardiaco appena subito.

Addio e un buon viaggio verso il paese dei mostri selvaggi.


10 giugno 1928 Brooklyn, New York
08 maggio 2012 Danbury, Connecticut


martedì 1 maggio 2012

Dai libri ai film: trasposizioni

Durante uno scambio di mail con Seph per accordarci su un'uscita al cinema, mi sono resa conto che, con le dovute eccezzioni, la maggior parte dei film che mi interessano sono trasposizioni cinematografiche di libri, comics o comunque prodotti di inchiostro e carta.
Solo in questo mese, sono ben due i film (possibili colossi del botteghino) che sto aspettando: The Avenger, tratto dall'omonimo fumetto Marvel, e Hunger Games, tratto dal libro di Suzenne Collins.
Ma nel biennio 2011/2012, la stragrande maggioranza dei film a mio parere interessanti sono trasposizioni. Basti pensare ai ben due film su Biancaneve (Show White and the Huntsman e Mirror Mirror), all'attesissimo primo episodio de Lo Hobbit: Un inaspettato viaggio, a The Woman in Black, basato su La donna in nero di Susan Hill, The Help, di Kathryn Stockett. E la lista si allunga se si contano anche le serie tv: Once Upon a Time, Games of Throne, Sherlock (sia i film che la serie della BBC), Nero Wolfe e via dicendo.
Questo dato è interessante e apre due strade di fronte a noi:
a) gli sceneggiatori di Hollywood sono degli incompetenti privi di fantasia;
b) gli scenari, i mondi e i personaggi creati dagli scrittori alle volte sono semplicemente meravigliosi per lasciarli sono sulle pagine di un libro.
Sebbene abbia qualche dubbio sulla prima risposta, mi piace pensare che non sia quella la verità.

Quindi, ecco la mia idea: realizzare una "rubrica", a scadenza irregolare, in cui parlerò di libri (fumetti, graphic novel, giochi, ecc.) che diventano film o telefilm.

Dal momento che ho già diffusamente parlato di Hunger Games e The Avenger non ha bisogno di ulteriore pubblicità, volevo cominciare parlando di

Once Upon a Time...

Conosciuto in Italia come "C'era una volta..." è un telefilm della ABC, liberamente tratto dalle fiabe classiche come Cenerentola, Biancaneve, La Bella e la Bestia e via discorrendo.
La storia si apre sul mondo delle favole, in cui la Regina Cattiva, matrigna di Biancaneve, lancia una maledizione per togliere a tutti il lieto fine.
Unica speranza per i personaggi delle fiabe è Emma, la figlia appena nata di Biancaneve e del Principe Azzurro: quando compirà 28 anni potrà combattere e sconfiggere la maledizione.
Ed è a questo punto che il nostro mondo e quello delle fiabe si uniscono e si mischiano.


Ho sempre adorato le fiabe, ed era da un po' che mancava sui nostri schermi una saga fantasy che non fosse quantomeno ridicola (forse sono io che sono rimasta ai tempi della meravigliosa Fantaghirò).
Godetevela!

...e Sherlock

Sherlock invece è una serie della BBC, di cui adorerete - se non altro - il clima e le atmosfere prettamente londinesi.
Come il titolo suggerisce, il protagonista è l'ineguagliabile Sherlock Holmes, sempre alle prese con enigmi e gialli da risolvere.
L'unica novità è che lo fa ai giorni nostri.
Già, il nostro caro investigatore con la pipa se la deve vedere con cellulari, cerotti alla nicotina e social network. 
Fortunatamente, il cambio di tempo non sembra sortire alcun effetto sul suo genio ne tantomeno sulla sua amicizia con l'amico Dr. Watson.


I classici nemici non mancheranno, e nemmeno gli arcinemici come Moriarty.
Altra serie davvero azzeccata targata Moffat.

Enjoy!

martedì 24 aprile 2012

Speechless Magazine (0)

Oltre a libri, racconti e opere letterarie di vario genere, sono una accanita lettrice di riviste.
Taa-dan! Chi l'avrebbe mai detto?!
Sarò sincera: questo mio lato frivolo non so bene da dove viene. Probabilmente sono rimasta influenzata - come tante altre - dall'aura sofisticata di mia madre con i bigodini in testa e un giornale di gossip tra le mani, mentre la parrucchiera le acconciava i capelli. Oppure devo questa mia particolare vena a mia cugina Elena, che ha sempre avuto buon gusto nel vestire e nel seguire le mode e, da brava madrina, mi ha inculcato questa cultura.
Non è quindi inverosimile vedermi spendere una volta al mese una fortuna dal giornalaio di quartiere, accaparrandomi il Vogue di turno, o Marie Claire e via discorrendo. 
In questo ultimo periodo, dopo aver seguito il corso per wedding planner, ho anche scandalizzato il giornalaio comprando un numero imbarazzante di riviste per sposa - inutile dire che il poveretto è ancora convinto che mi debba sposare, non comprendendo cosa sia un'organizzatrice di matrimoni.
Ad ogni modo, adoro sfogliare queste riviste patinate, leggendo i contenuti superficiali, a volte un po' vuoti, sulle vite dei vip d'oltre oceano o di casa, le notizie di attualità circa la deriva dell'Italia e le ultime mode vestirie e alimentari.
Tuttavia, ogni tanto sento il desiderio di cercare qualcosa di più profondo, qualcosa di più vicino alla mia passione di scrivere e leggere.
Inutilmente ho chiesto al sopracitato giornalaio - che invece di una rivista letteraria mi ha riproposto "Vogue Spose" - o in quelli limitrofi, se vi fosse qualche rivista interessante sul genere, e la risposta è stata sempre la stessa: "non le teniamo".
Fortunatamente il grande internet mi è venuto in aiuto.
Girovagando un po' per i soliti siti conosciuti, sono approdata su Speechless magazine, e ho scoperto questa interessante webzine, nata da una costola del blog Diario dei pensieri persi.
Si ha la possibilità di sfogliarla tranquillamente sul loro sito, oppure, se non si ha la possibilità di sostare per ore con la connessione internet accesa, scaricare comodamente il pdf.
Ho optato per la seconda, dovendo aspettare solo pochi giorni.
Ho avuto così modo di leggermi il numero 0: ben 180 pagine - o giù di lì - incentrate sulla scrittura, la lettura e il cinema. Perché l'intento di Speechless è di raccontare l'intero panorama della dimensione letteraria internazionale e nazionale, ma anche del cinema e dei telefilm, e delle loro intersecazioni.
Lo fa portanto notizie, idee, interviste e racconti di autori più o meno affermati, sondando a 360° questo mondo.
Con l'unico rammarico che non vi sia la versione cartacea, vi consiglio di dare una sfogliata a questa webzine, sperando che la troviate interessante.
Devo essere sincera, io, già dalla copertina, ne sono rimasta affascinata. 

Dal momento che non ha una cadenza periodica, vedrò di tenermi aggiornata - e ternervi - sulle uscite.

Enjoy!

giovedì 19 aprile 2012

Buon viaggio

Oggi Simona parte alla volta dell'Indonesia con Sergio per una vacanza piena di sole, diventimento e avventura.
Il suo itinerario comprende isole più vicine al mondo della fantasia che a quello reale, con dragoni, autoctoni dalle esotiche tradizioni e vegetazione selvaggia e rigogliosa.
A noi che rimaniamo qui non resta che rodere dall'invidia e assaporare questi luoghi da lontano seguendo il suo blog: http://semmdepassacc.blogspot.it/

A Simona e Sergio auguro buon viaggio e tanto divertimento!
A presto, bacioni!

Le nostre valigie logore stavano di nuovo ammonticchiate sul marciapiede; avevamo altro e più lungo cammino da percorrere ma non importa, la strada è vita...
-Sulla strada, Jack Kereoac

lunedì 16 aprile 2012

Come scrivere

Ho sempre avuto la passione per le parole. Fin da piccola provavo un'esaltazione quasi criminale nel momento della scoperta di una nuova parola. Farla rotolare sulla punta della lingua era divertente. Sentire le vocali che seguono le consonanti un gioco - se poi avete la "r" moscia come la sottoscritta, il gioco vale doppio.
Quando questo avveniva, ero talmente eccitata che utilizzavo il nuovo termine in tutte le salse possibili e immaginabili, spesso senza saperne il reale significato.
Con l'età ho acquisito i significati, e ho orientato la mia curiosità sul meccanismo delle frasi e della stesura di un manoscritto. 
Mi è parso naturale cercare risposte alle mia domande nei miei autori preferiti.
Cerco di carpire dalle loro frasi il metodo utilizzato per arrivare a formulare in tale maniera quel dato periodo, o capire perché l'autore usi quel termine piuttosto che un altro.
Credo che questo tratto sia comunque un po' a tutti quelli che leggono con il desiderio di scrivere qualcosa.
Fortunamente, da qualche anno a questa parte, gli stessi autori si sono annoverati il titolo di "professori" e di tanto in tanto abbandonano i loro soliti personaggi e lidi conosciuti per cimentarsi in prontuari o saggi sulla scrittura.
A noi questo non può che tornar utile.
Stephen King, in On writing, ha unito saggio e biografia, tracciando un percorso tra la sua vita, le opere scritte e gli strumenti che ha acquisito giorno dopo giorno. Una panoramica davvero completa e interessante.
Flannery O'Connor, in Il volto incompiuto, raccoglie i suoi saggi, gli articoli e la corrispondenza con amici e scrittori, editori e manager. Da esse ne emerge una delle regole base della scrittura, scritta di pugno su una lettera più di 50 anni fa: "Show, don't tell". Perché per questa icona della scrittura del Novecento, "mostrare, invece di dire" era alla base della narrazione.
James Wood, in Come funzionano i romanzi, opta per un approccio più stilistico sulla questione e, senza trasformare il proprio saggio in un compendio storico-letterario, analizza lo stile di diversi autori, passati e presenti, e ne trae delle conclusioni e delle regole. 
Pure, questi non sono che alcuni dei libri che potrebbero capitarvi tra le mani. Senza contare l'immenso mare di internet da cui grandi e piccoli scrittori dispensano i loro vade mecum.
Basta andare su un qualsiasi motore di ricerca, impostare "regole per scrivere" e avrete delle curiose sorprese.
Da Giulio Mozzi, che sul suo blog vibrisse raccoglie addirittura diversi video sulle lezioni di scrittura da lui tenute, a Chuck Palahniuk (Le 13 regole di Chuck Palahniuk), fino al dissacrante Umberto Eco (Come scrivere bene di Umberto Eco), e Elmore Leonard (Le 10 regole di Elmore Leonard).
Credo che sia importante leggere, se non queste opere, almeno qualcosa di simile, se si vuole scrivere qualcosa di decente. 
Leggere in generale, ad ogni modo, è il primo passo: leggete sempre, comunque e dovunque.
Per una volta, date retta alla pubblicità Rai!